
L'organizzazione prevedeva lo sfruttamento delle 3-4 ore di chiarore quotidiane (un misto di alba e tramonto senza molti bagliori che si ritagliava affannosamente uno spazio tra le fauci della notte polare) per addentrarci in lande desolate alla guida di questi antichi mezzi di trasporto della cultura sami.
Arrivati al campo base (uno spiazzo in mezzo a un bosco), un istruttore vestito come un addetto al carotaggio in una base antartica canadese si è dilungato in spiegazioni sulle modalità di conduzione della slitta, amenità sull'alimentazione dei cani, fondamentali suggerimenti sul corretto abbigliamento polare e ha trovato ovviamente anche modo di bullarsi delle gare che ogni tanto fa, in cui lui e altri pazzi fulminati coprono la notevole distanza di 300km in 12 ore di corsa. Naturalmente in piedi sulle slitte. È pleonastico sottolineare che io di tutti questi discorsi ne abbia persi circa i tre quarti perché, a parte il freddo e il fatto che mi stavo annoiando a morte, la mia attenzione era per lo più rapita dagli sguardi acquosi e sofferenti di quella trentina di cani addestrati al traino delle slitte, in quel momento di pausa legati all'aria aperta e seduti sulla neve. Nelle prime file alcuni di loro tremavano.
Il senso di colpa si era impossessato di me, mentre l'istruttore spiegava con dovizia di particolari quanto l'ambiente fosse adatto per quel tipo di animali e bla bla bla. Le mie preoccupazioni erano già passate dal problema-freddo all'esilità delle povere bestie, che sembravano tutte pelle e ossa, incapaci di trainare un gomitolo in una stanza dal pavimento riscaldato. Come una ganascia, il rimorso di dover costringere quegli animaletti al trasporto di una persona del mio solenne peso più tutta la slitta – e solo per il mio sollazzo – mi stringeva le budella.
Il momento della partenza era giunto. Tolta l'ancora. Sganciato il freno "hard". Piede lieve sul freno soft e comando di partenza: "HIKE".
... Niente ... i cani si voltano e mi guardano perplessi. Io ripeto "HIKE". Non succede ancora niente. Mi sporgo verso di loro con pugno avanti come fossi al volante sulla tangenziale urlando a un vecchio alla guida di una panda beige a metà delle corsie e loro, capendo l'antifona, si voltano e nello scatto danno uno strappo che rischia di farmi cadere al primo metro.
La sgroppata procedeva spedita (circa 15km/h) e silenziosa su e giù per le collinette, mentre guidare si rivelava un'operazione non facile. Un misto di andare in motorino, sciare, pattinare e controllare un aquilone, per ciò che concerneva l'imprevedibilità delle mosse degli animali, che richiedevano una guida attenta, dolce ma anche ferma. E soprattutto la guida necessitava – come ci aveva ammonito l'istruttore – di molta empatia. I cani andavano "aiutati". Ora, detto così, può sembrare una frase ecologica new age del tipo "empatizza con l'animale in un unico cosmico...", e invece l'aiuto era molto più prosaico. In salita, infatti, bisognava scendere dalla slitta e spingere insieme ai cani, salvo poi dover saltare sopra appena questi avessero ripreso a tirare come dei forsennati.
La corsa era veramente piacevole, alcune discese sulle lastre ghiacciate mi mettevano un po' d'ansia, ma l'ebbrezza della velocità in quel paesaggio incontaminato, silente e freddissimo, era qualcosa di mai sperimentato prima. Mi godevo la luce che ancora faceva brillare di cristalli azzurri la neve, le curve dolci e la vista della coltre bianca immacolata. Il silenzio del mondo circostante e la gioia dei cani che tiravano, quasi rincorrendosi l'un l'altro e senza dimostrare alcun segno di affaticamento.
Questo fu il mio errore: distrarmi, pensare di essere in salvo. Ma il pericolo era dietro l'angolo. E fu appunto una curva, che mi portò sulla neve fresca, a tradirmi. Persi in un attimo l'equilibrio e – con la mia coordinazione da caciocavallo – non ritrovai più la stabilità, volando in mezzo alla neve. Mentre cadevo però mi rivennero in mente le parole del Comandante: "Prima regola: mai mollare la slitta". Rimasi quindi molto eroicamente attaccato all'infernale bob mentre i cani, incuranti della mia disgrazia, continuavano a tirare a più non posso. Se l'istruttore non ci avesse fermati penso che ora mi starebbero vendendo a tranci al mercato del pesce di Narvik, dopo avermi ripescato in un fiordo.
Dopo due ore in tutto eravamo tornati indietro al campo base sani e salvi. Il buio stava già per inghiottire il bosco e i cani si preparavano all'uscita serale, in cui nell'oscurità più totale sarebbero andati ad accompagnare dei coraggiosi avventori alla caccia dell'aurora. A quel punto non volevamo e potevamo far altro che salutare i fantastici animali, abbracciarli e augurargli di continuare a divertirsi correndo nella neve. Improvvisamente, gli huskies che vivono in un appartamento di piazza di Spagna con le loro ricchissime padrone non ci sembravano più tanto da invidiare...

Mi sa che erano 100Km in 12 ore con qualche pausa per riposare, infatti la gara di 300Km dura 3 giorni, ovviamente dormendo in tenda sulla neve :-)
RispondiEliminaIlana
Spettacolare esperienza! Spero un giorno di poterla fare anch'io! Anche se mia moglie, il freddo e la neve li odia a tal punto che non riesco nemmeno a portarla a sciare sull'Amiata.
RispondiEliminaSauro
Fantastico e raccontato benissimo, Matte' per un po' ti ho invidiato, ma se penso al freddo no.....
RispondiEliminaAntonio
Beh comunque è anche questa un'esperienza vivamente consigliata. Per il freddo ci si copre (notare come noi fossimo abbastanza coperti :D)
RispondiEliminaChe bello!
RispondiEliminaUn'esperienza spettacolare che si aggiunge alla precedente.
^____^
ps
Ti consiglio di guardare il film otto amici da salvare.
Fantastico! :)
RispondiEliminaConfermo, la "fantasticità" della cosa.
RispondiElimina@Nicla: lo cerco subito ;)
nonostante io sia freddoloso, quelli sono posti in cui andrei volentieri a vivere.
RispondiEliminaspettacolo!
Matteo, questo post è davvero stupendo! Mi ha fatta sognare e attraverso le tue parole ho "vissuto" anche io la tua piccola avventura. (Freddo a parte, ovviamente. Per me è già sufficiente quello che c'è a Milano -.-)
RispondiElimina:-)
Che avventura, che bello, che invidia! :)
RispondiEliminaGrazie, Matteo!
mamma mia, leggendolo sembrava di correre assieme a voi sulla slitta... bellissima esperienza magistralmente raccontata!
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